ASSOCIAZIONE ITALIANA
DI ECOLOGIA UMANA E
BIOECONOMIA

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La salvezza del genere umano dipenderà dalla sua consapevolezza ecoumana.

L’Associazione Italiana di Ecologia Umana e Bioeconomia si prefigge di rendere collettivo il proprio percorso di analisi e riflessione.

Obiettivo primario dell’Associazione è di creare condizioni di alta divulgazione per attivare processi di consapevolezza e riflessione all’interno del tessuto sociale.

Di assoluta priorità è la promozione di percorsi formativi che coinvolgano un numero sempre più vasto di persone, superando l’esclusività dei contesti istituzionali, spesso preclusi ai più, al fine di sensibilizzare con efficacia il capitale sociale e/o civile delle comunità.

ECOLOGIA UMANA

L’ecologia Umana studia le complesse interazioni tra le popolazioni umane, organizzate in comunità, ed i fattori abiotici, biotici e culturali relativi al loro ambiente di vita.

L’ecologia umana adotta una visione bio-siocio-territoriale attraverso le "grammatiche" del biospazio, del sociosapzio, del tecnospazio, del noospazio e dell’ethospazio. Attraverso questa pluralità di “visioni”  le riflessioni e le analisi ecoumane sono in grado di prefigurare scenari e dinamiche attendibili e coerentemente definite.

Conseguentemente la visione del mondo appare meno sfocata ed indecifrabile. L’ecologia umana, nella sua eccezione più autentica, rivendica non solo la capacità di visione vasta e la capacità di messa in relazione sistemica delle dinamiche planetarie, ma contribuisce in modo decisivo a definire i valori metastorici e metagenerazionali a cui l’umanità tutta dovrebbe aspirare per un’armonica convivenza in grado di promuovere dinamiche di autentico ben-essere e ben-stare.

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BIOECONOMIA

La Bioeconomia è una teoria economica proposta da Nicholas Georgescu Roegen per un’economia ecologicamente e socialmente sostenibile.

Nello specifico, la sostenibilità sociale dell’approccio bioeconomico si coniuga strettamente con una visione etica che l'Associazione ha teorizzato nella teoria delle cinque E.

L’approccio bioeconomico ritiene che qualsiasi processo economico che trasformi e/o produca merci materiali riduce progressivamente la disponibilità di energia per il futuro, ed ha come effetto collaterale evidente l’aumento di entropia. Nell’approccio bioeconomico la prima e la seconda legge della termodinamica non sono risolte come semplici esternalità negative riassorbibili e/o monetizzabili, ma entrano a pieno diritto nella riflessione sui modelli di vita e di sviluppo.

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MODELLI E PRATICHE DI BEN-ESSERE E BEN-STARE

Le comunità territoriali che nell'immediato futuro sapranno interpretare al meglio le contraddizioni dell'attuale modello di "sviluppo" potranno garantire alle proprie popolazioni le migliori esperienze di qualità della vita.

Per garantire traguiardi di qualità esistenziale è necessario agire in profondità sia sui processi ideologici che sui memi cognitivi che continuano a tenerci prigionieri in una mononarrazione priva di futuro.

Il danaro ha sostituito le risorse, il tempo è solo funzionale alla produzione e al consumo, le relazioni sono parcellizzate ed epidermiche, l'ambiente è sempre più devastato ed il lavoro non è più esperienza autorealizzativa ma una nuova forma di schiavitù. Processi divoratori di economie esangui continuano a compromettere i territori e la qualità della vita, rendendo le eistenze delle mere sopravvivenze.

La regressione sociale ed umana va di pari passo con quella ambientale. Questo processo erosivo, che fa arricchire i pochi ed impoverire i molti, ha chiare matrici culturali e si sostiene manipolando efficacemente i tessuti neuronali più antichi -rettiliano e limbico-.

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CURA E VALORIZZAZIONE SOCIOTERRITORIALE

Una visione ecologica, etica, economica, educativa ed estetica dei territori e delle comunità -teoria delle 5E- per la promozione del capitale sociale, del capitale natura e dell' economia del ben-essere e del ben-stare è non solo possibile, ma quantomai necessaria.

Mettere in campo idonee strategie, in grado di attivare economie durevoli, formente appaganti anche da un punto di vista della qualità del lavoro, con potenti ricadute in termini di quialità di vita non è cosa semplice. Ma la difficioltà a ripensarci come comunità bio-socio-territori è prima di tutto ideologica e "culturale". Servono nuovi paradigmi e riferimenti etico valoriali metagenerazionali in grado di traguardarci dalla società della sopravvivenza a quella della sopra-vivenza.

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PROCESSI PARTECIPATIVI

Le esperienze di progettazione partecipata realizzate in Italia e in altri paesi hanno dimostrato che questo genere di azioni promuovono il senso di appartenenza nei partecipanti e hanno buone probabilità di rispondere alle esigenze dei diversi soggetti che vivono la città (uomini, donne, anziani, giovani, disabili, bambini e altri gruppi con esigenze particolari), più di quanto non accada con pianificazioni e/o progetti, anche formalmente ineccepibili, che calati dall'alto, spesso non riescono a tener adeguatamente conto dei quotidiani percorsi di vita, delle esigenze e delle aspirazioni delle persone.

Possiamo affermare che l’urbanistica democratica o è urbanistica partecipata o non è. Il principio della partecipazione va concretamente declinato qui ed ora attraverso pratiche adeguate alla complessità del moderno e coerenti con le peculiarità del luogo. Va costruita pazientemente una cultura della partecipazione. Va aumentata simmetricamente la capacità di espressione del cittadino e la capacità di ascolto dell’amministratore. Va rotto il meccanismo perverso che riduce lo spazio della partecipazione, perchè una buona partecipazione migliora le performance complessive delle idee progettuali e degli scenari scocioterritoriali. Risulta particolarmente utile se si vuole arricchire la riflessione progettuale di competenze esistenziali, riducendo al tempo stesso gli spazi di conflitto. I processi partecipativi non si improvvisano. Solo collaudate tecniche operative e adeguato spessore esperienziale e culturale da parte dei tecnici incaricati può garantire risultati soddisfacenti.

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